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Revue de presse


Data: 20-11-2012
Fonte: blog.vita.it

Sono 54 gli articoli della Convenzione sui diritti dell’infanzia, il trattato in materia di diritti umani con il maggior numero di ratifiche. Sono infatti 193 gli Stati parti della Convenzione che oggi, 20 novembre, dovrebbero celebrarla (in Italia,abbiamo ratificato la Convenzione con Legge n. 176 del 27 maggio 1991).

L’articolo 6 della Convenzione recita: Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.

Questa volta Salvo, il cooperante del CISS, e gli altri 7 suoi compagni sono stati portati a Ramallah, a circa 40 chilometri da Gaza. Dice che fisicamente sta bene, è al sicuro. Sono arrivati due giorni fa con quella che tecnicamente chiama “un’uscita assistita”: in quanto operatori umanitari, la normativa impone loro di uscire dall’area di Gaza nel momento di maggior pericolo, con un convoglio delle Nazioni Unite.

Uscendo da Gaza hanno visto pochissima gente per strada, quasi nessuno. Il rumore costante dei droni che sorvolano i cieli non fa che aumentare la tensione e la paura delle persone: “Negli ultimi due giorni abbiamo assistito a un’intensificazione dei bombardamenti e ad un aumento dei morti tra i civili”, dice Salvo. “Sono state colpite le abitazioni civili ed è stato bombardato due volte il palazzo della stampa”.

Salvo racconta che a West Bank, in Cisgiordania, ci sono molte manifestazioni per la popolazione civile colpita a Gaza. Alcune di queste manifestazioni sfociano in scontri, anche se non ci sono armi. Due giorni fa si è verificato un evento drammatico a Qualandia, il chek point tra Gerusalemme e Ramallah: durante una di queste manifestazioni è stato sparato un tir gas (un lacrimogeno) che però è entrato in una casa del campo e il bambino di diciotto mesi che era dentro è morto asfissiato.

In questi giorni si susseguono le discussioni e le strumentalizzazioni che vanno dalle rappresentazioni dei media alla presenza di operatori umanitari stranieri: non c’è modo di non essere etichettati o da una parte o dall’altra del conflitto. Come la vedete voi che siete lì?
“Sono un’operatore umanitario. L’unico punto di riferimento è il rispetto dei diritti umani. In questo momento anche, sulla comunicazione, con la chiusura dei profili facebook che raccontano ciò che accade o il falso numero delle vittime civili, è una violazione dei diritti umani. Per rispettarli non ci si può far giustizia da soli. Ci sono le corti internazionali”.

Oggi è la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia…
“Essendo un’educatore, questo è sempre stato un giorno molto sentito per me. Purtroppo è un giorno triste perchè in questo contesto i diritti dei minori vengono violati”.

In questo momento alcune organizzazioni stanno facendo raccolte fondi e di materiali per Gaza. Cosa serve veramente?
Le raccolte fondi saranno utili nel momento in cui si può riucire a tornare a Gaza. Nell’ospedale di Gaza iniziano a scarseggiare materiali, medicine. Tutto questo serve sempre nell’ottica dell’emergenza. In realtà dobbiamo pensare a questo come un conflitto che non è esploso oggi e che fa parte di un contesto internazionale globale. Per uscire da questo momento dobbiamo chiedere ai governi di prendere posizione contro questa costante violazione di diritti umani.
L’Italia e il mondo non deve abbassare il livello di attenzione rispetto a quanto accade in questo territorio. Noi siamo usciti da Gaza, ma la situazione non è migliorata anzi…si è deteriorata ancora di più. Noi continuiamo a sentire il terrore nelle voci dei nostri amici e colleghi con i quali siamo in contatto. La gente va a dormire sapendo che ci saranno i bombardamenti nella notte e sperano solo che non sia sulle loro case”.

Sono le 16.45 e Salvo conferma che un’ora fa, su alcune aree di Gaza, l’aviazione militare israeliana ha lanciato volantini avvisando le persone di lasciare le proprie case per la propria sicurezza…

Di tutti i cinquantaquattro articoli della Convenzione, ce n’è uno che, anche oggi che celebriamo la giornata mondiale dell’infanzia, rivolgendosi a noi, gli Stati parti che l’hanno sottoscritta, ricorda:
1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare e a far rispettare le regole del diritto umanitario internazionale loro applicabili in caso di conflitto armato, e la cui protezione si estende ai fanciulli.
2. Gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico per vigilare che le persone che non hanno raggiunto l’età di quindici anni non partecipino direttamente alle ostilità.
3. Gli Stati parti si astengono dall’arruolare nelle loro forze armate ogni persona che non ha raggiunto l’età di quindici anni. Nel reclutare persone aventi più di quindici anni ma meno di diciotto anni, gli Stati parti si sforzano di arruolare con precedenza i più anziani
4. In conformità con l’obbligo che spetta loro in virtù del diritto umanitario internazionale di proteggere la popolazione civile in caso di conflitto armato, gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico affinché i fanciulli coinvolti in un conflitto armato possano beneficiare di cure e di protezione.

 

 

 

Giornata mondiale infanzia ma bombe Israele a Gaza uccidono 18 bambini


Data: 20-11-2012
Fonte: Mainfatti.it

Oggi il mondo celebra la Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, forse in maniera più ipocrita rispetto al passato visto il riaccendersi del conflitto israelo-palestinese. Il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) denuncia che a seguito degli attacchi di Israele sulla Striscia di Gaza sono morti 18 bambini, mentre ne sono rimasti feriti 175. Il 20 novembre tutti i Paesi del mondo ricordano che in questo stesso giorno del 1989 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (qui la versione semplificata dei primi 42 articoli)1 , uno strumento normativo internazionale di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia, che a livello giuridico è vincolante per gli Stati che la ratificano. Come ricorda anche Wikipedia, solo la Somalia e gli Stati Uniti d'America non hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia. Anche Israele è parte firmataria della Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, dove si stabilisce che si intendono "bambini gli esseri umani di età inferiore ai 18 anni", anche se, come nel 2008 veniva sottolineato in una Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, "a partire dai 16 anni di età i minori palestinesi sono considerati adulti dai regolamenti militari israeliani applicati nei Territori occupati, considerando altresì che per la stragrande maggioranza dei prigionieri palestinesi detenuti in carceri situate in territorio israeliano è spesso impossibile o molto difficile far valere il diritto ad essere visitati dalle loro famiglie, nonostante le richieste rivolte a Israele dal Comitato internazionale della Croce Rossa". La celebrazione dell'anniversario dell'adozione della Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza appare oggi ancora più ipocrita rispetto agli anni passati. Se quotidianamente nel mondo i diritti dei minori sono spesso dimenticati, il riaccendersi del conflitto israelo-palestinese fa piombare nell'attualità tutta l'inutilità di tali normative quando proprio gli Stati contraenti scelgono di "sacrificare" dei bambini in nome delle guerre degli adulti. Come riporta il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR), nel corso dell'offensiva israeliana che si è abbattuta sulla Striscia di Gaza durante quest'ultima settimana, le morti di civili palestinesi salgono a quota 58, di cui 18 sono bambini e 12 sono donne. Sono invece almeno 622 i feriti, di cui 175 bambini e 107 donne. Il PCHR denuncia che "le forze israeliane hanno bombardato le case abitate, nella stragrande maggioranza dei casi senza alcun preavviso" oppure "le forze israeliane hanno attaccato installazioni civili e governative situate in zone densamente popolate".

Il report degli attacchi stilato dal PCHR rende noto che solo il 18 novembre 2012: - nel Nord della Striscia di Gaza le forze israeliane hanno lanciato 41 attacchi aerei, contro case, veicoli civili, terreni agricoli e aree aperte. Sono stati uccisi 5 civili palestinesi, tra cui due bambini mentre alti 35 sono stati feriti, tra cui 10 bambini e 10 donne. Inoltre, alcuni aerei da guerra israeliani hanno sparato due missili contro un veicolo che veniva utilizzato per distribuire acqua pulita, uccidendo all'istante Mohammed Suhail Aashour Hamada, 42 anni, e suo figlio Aashour di 10 anni. Più tardi, un altro aereo da guerra israeliano ha lanciato un missile contro Jalal Mohammed Saleh Nasser, 42 anni, e suo figlio Hussein, di 8 anni: stavano riparando le condutture dell'acqua sul tetto della loro casa. - a Gaza City un caccia F-16 israeliano, secondo indagini del Palestinian Centre for Human Rights, ha sparato un missile contro una casa di 4 piani, uccidendo 8 membri della famiglia al-Dalu (4 bambini di età compresa tra l'uno e i sette anni e 4 donne), mentre 2 persone sono ancora disperse. Altri due bambini sono stati feriti. - nel centro della Striscia di Gaza sono stati lanciati almeno 16 attacchi aerei dalle forze israeliane, uccidendo 5 civili palestinesi e ferendone 14, tra cui 4 donne e 3 bambini. La lista è lunga e potrebbe continuare, e si conclude con un appello del PCHR che "mette in guardia contro il deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza alla luce di questa continua escalation militare israeliana". Il PCHR invita quindi "la comunità internazionale ad agire immediatamente per fermare questi crimini" e "chiede di aprire una inchiesta internazionale per indagare sui crimini di guerra commessi dalle forze israeliane contro i civili palestinesi nella Striscia di Gaza". Infine, il Palestinian Centre for Human Rights "condanna fermamente le dichiarazioni da parte di alcuni Stati in merito al diritto di Israele di difendersi, mentre il numero delle vittime civili palestinesi, tra cui donne e bambini, è in aumento" e questo perché il PCHR "ritiene che tali dichiarazioni forniscono solamente una copertura ad Israele per continuare a commettere crimini contro i civili disarmati".

 

TRE MILIONI DI BAMBINI A SCUOLA GRATIS


Data: 10-11-2012
Fonte: Rai.it

La Banca Mondiale e il governo britannico doneranno due dollari al mese alle famiglie pakistane per mandare i figli a scuola: l'iniziativa è stata annunciata nel 'Malala Day', giornata dedicata alla studentessa pakistana ferita dai talebani Malala in ospedale

ISLAMABAD - Due dollari al mese per ogni bambino mandato alle elementari e 10 dollari a famiglia per le spese familiari legate all'istruzione. E' il programma Waseela-e-Taleem dell'Onu, finanziato dalla Banca Mondiale e della Gran Bretagna: a presentare l'iniziativa, l'ex premier inglese Gordon Brown in viaggio a Islamabad in occasione del 'Malala Day'.

A SCUOLA IN NOME DI MALALA. Con il programma potrebbero andare a scuola circa 3 milioni di bambini pachistani senza istruzione. "I sogni di Malala rappresentano quello che è il futuro del Pakistan" ha detto Brown, ricordando che il Paese spende meno del 2% per l'educazione dei ragazzi, che il tasso di alfabetizzazione nel Paese è solo del 58% e che solo la metà delle donne pachistane sono in grado di leggere e scrivere. Sono 61 milioni i bambini nel mondo senza istruzione di questi 32 milioni sono ragazze.

FERITA DAI TALEBANI. La 15enne Malala Yousafzai, studentessa pachistana e attivista dei diritti di studio per le donne era stata ferita un mese fa con una pallottola alla testa dai talebani. La ragazzina è ancora ricoverata in un ospedale di Birmingham ed è diventata ormai un simbolo della lotta all'istruzione delle donne nel mondo. "La voce di Malala - ha detto suo padre - è la voce delle genti del Pakistan e di tutti i bambini deprivati del mondo. Malala e tutti gli altri attivisti per i diritti umani e delle donne devono essere ascoltati sinceramente e seriamente". Ziauddin, insieme alla moglie e agli altri due figli, si è trasferito un mese fa a Birmingham per stare vicini a Malala, ora ricoverata al Queen Elisabeth Hospital. UNA GIORNATA PER LO STUDIO MINORILE. D'ora in poi, il 10 novembre sarà un monito per tutti i Paesi che non prevedono l'obbligo dell'accesso allo studio a tutti i minori. Circa 100mila persone hanno firmato una petizione che chiede anche di assegnare a Malala il prossimo Nobel per la pace. Un milione di firme sono state raccolte per il diritto all'educazione nel Paese.

 

Il Bahrein calpesta i diritti dei bambini


Data: 29-06-2012
Fonte: Corriere.it

Ali Hasan, 11 anni, stava giocando con due suoi amici per strada a Manama, la capitale del Bahrein, quando i poliziotti si sono avvicinati. I suoi amici sono scappati ma lui paralizzato dalla paura è rimasto fermo ed è stato arrestato per aver preso parte a un “assembramento illegale” e per aver “bloccato la strada”. L’episodio è avvenuto il 14 maggio scorso. Ali ha passato un mese in prigione e dietro le sbarre ha sostenuto l’esame per il sesto grado, la classe da lui frequentata. Una settimana fa finalmente la libertà condizionata in attesa del verdetto: “Piangevo tutto il tempo – ha dichiarato al Guardian Ali (nella foto a sinistra) -. Gli ho detto che avrei confessato qualsiasi cosa pur di tornare a casa”. Ma gli agenti continuavano a interrogarlo, volevano che li aiutasse ad identificare altri ragazzini del quartiere. Amnesty International si è detta scioccata per l’episodio: “Arrestare e interrogare un bambino di 11 anni per ore senza un avvocato è una violazione totale dei suoi diritti”. Purtroppo Ali non è stato l’unico minore a finire in prigione in Bahrein in questi mesi, i bambini sono diventati sempre più spesso le vittime degli scontri da quando è iniziata la rivolta nel febbraio del 2011 contro il regno di Hamad bin Isa al-Khalifa (sunnita). Secondo il Bahraini Center for Human Rights (BCHR) da novembre del 2011 sono stati arrestati 123 ragazzini, circa il 26,6% degli arresti totali. Sono almeno 34 i giovanissimi finiti in carcere dallo scorso aprile e circa 63 sono ancora in cella. Il 59% di questi bambini è stato arrestato durante un’irruzione in casa della polizia e la media delle detenzioni è di 91 giorni. Molti di loro subiscono abusi. Ali Hasan è stato picchiato e umiliato durante gli interrogatori.

Nel 1992 il Bahrein ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti del bambino ma non l’ha ancora applicata nelle leggi nazionali. Lo scorso maggio la Commissione Onu per i diritti del bambino si è detta preoccupata per gli episodi di tortura nei confronti di minori e ha invitato il Bahrein a rispettare la convenzione sottoscritta. Intanto Ali Hasan aspetta di conoscere la sua sorte: il verdetto sarà reso noto soltanto il 5 luglio. Rischia da poche settimane a tre anni di carcere. Gli scontri e la repressione non diminuiscono. Martedì è stata ferita a una gamba da una bomboletta di gas lacrimogeno Zainab al-Khawaja, nota attivista per i diritti umani e figlia di Abdulhadi al-Khawaja, in carcere da aprile dell’anno scorso.

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Marocco: 30 mila ragazze minorenni lavorano come domestiche


Data: 28-05-2012
Fonte: Ansamed.ansa.it

(ANSAmed) - RABAT, 28 MAG - Il lavoro minorile rappresenta in Marocco un problema sul piano sociale, culturale, politico, economico e demografico che necessita l'instaurazione di meccanismi che proteggano l'infanzia e la lotta contro tutte le forme di sfruttamento dei bambini. Ô quanto afferma il Collettivo associativo per debellare il lavoro delle "petites bonnes". In particolare, il numero delle ragazze minori che lavorano come domestiche arriverebbe a 30 mila, fra le quali molte con meno di 15 anni. Ciò costituirebbe una "pratica corrente" in Marocco, non perseguita dalla legge, nonostante il Regno abbia ratificato numerose convenzioni internazionali relative ai diritti dei bambini. Secondo il collettivo - creato nel 2009 e che riunisce 34 associazioni e reti marocchine per la promozione della giustizia e della dignità umana - il fenomeno sarebbe dovuto essenzialmente alla povertà, l'analfabetismo e la precarietà delle infrastrutture nelle zone rurali e queste minori subirebbero una "violenza fisica ed economica", poiché la maggior parte di esse sarebbe, oltretutto, sottopagata.

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